Casa pubblica per 100mila persone.
Costruiremo 40.000 case pubbliche in affitto sotto il prezzo di mercato. Il suolo resta pubblico, per sempre.
Il problema.
Milano è diventata una città dove si passa. Chi la tiene in piedi, chi guida il tram, chi cucina nelle mense, chi studia, chi si prende cura degli anziani, fa i conti a fine mese e scopre che qui non può restare. Le case ci sono. Ma diventano chiavi elettroniche in una cassetta per turisti, o numeri nei bilanci dei fondi immobiliari speculativi.
Intanto migliaia di alloggi popolari restano chiusi in attesa di lavori. E per 16 anni il Comune non ha aggiornato quanto chi costruisce paga alla città. Non è sfortuna: è un modello che ha scelto la rendita. Noi scegliamo chi abita.
La scelta
Avere una casa e non rischiare di essere espulsi da Milano.
Il conflitto
Ci scontriamo con la rendita e con i fondi immobiliari speculativi. Possiamo costringere Regione, Governo e Unione europea a stare dalla parte di chi abita, insieme alle cooperative.
Cosa faremo.
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1
Case pubbliche su suolo pubblico
Il Comune mette i terreni pubblici e si assicura che vengano attuate le bonifiche. Le cooperative costruiscono, le case restano pubbliche e in affitto. Coinvolgiamo i Comuni della cintura e la Città metropolitana.
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2
Il Comune compra interi palazzi
Acquistiamo interi stabili da destinare all'affitto accessibile e chiediamo alla Regione di investire nel progetto una parte dei fondi europei per la casa.
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3
Il Comune garantisce per i giovani
Un fondo comunale di garanzia per l'affitto: chi studia e lavora a Milano non deve più rinunciare a una casa perché non ha una famiglia che firma per lui.
Cosa cambia per le persone.
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Per chi vive in affitto
Una parte ragionevole dello stipendio va alla casa, il resto alla vita. Non devi più scegliere tra pagare l'affitto e fare la spesa.
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Per chi lavora per la città
Autisti, personale delle mense, educatrici: le aziende del Comune, da ATM ad AMSA, offrono case a canone sostenibile a chi manda avanti Milano.
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Per il quartiere
Dietro ogni finestra torna una vita. La vicina che teneva d'occhio i bambini del pianerottolo resta. Il negozio all'angolo ha ancora clienti.
Le battaglie che porteremo a Roma e in Regione.
Alcune cose un Comune non può farle da solo. Non può essere una scusa: è il motivo per organizzarsi.
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Una tassa sulle case sfitte
Un Comune non può istituire nuove tasse. Raccoglieremo le 50.000 firme per una legge di iniziativa popolare, sul modello francese.
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Limiti agli affitti brevi
Chiederemo alla Regione gli strumenti per limitarli nelle zone più sotto pressione, come hanno fatto Bologna e Firenze.
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Un tetto ai canoni
Con le altre grandi città chiederemo al Governo di cambiare la legge sulle locazioni (L. 431/1998), come ha fatto Berlino.
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I dati dei milanesi non sono gratis
Le piattaforme si arricchiscono con i nostri dati. Porteremo a Roma e a Bruxelles la richiesta di regole che ne riconoscano il valore.
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Ogni strumento legale
Useremo ogni via legale contro le multinazionali degli affitti brevi, per difendere il diritto a una casa a prezzi accessibili.
Le altre tre proposte
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